György Ligeti

Forma e unità tematica nei Concerti di György Ligeti

forma-e-unita-tematica-nei-concerti-di-gyoergy-ligetiLa questione della forma, ovvero la creazione di forme musicali complesse, ha sempre dominato il processo compositivo di György Ligeti. Una concezione fortemente influenzata dalla facoltà immaginativa: forma come edificio, architettura nello spazio, rete, ragnatela, nodi, tessuto, tappeto, ramificazioni, labirinto, formula della clorofilla…

Poi fu la volta di una vera e propria meraviglia […] la struttura chimica della clorofilla […]. Quell’illustrazione mi colpì, lasciando dentro di me una traccia indelebile […]. Non è una cosa del tutto statica: è una ‘statica dinamica’ […]. Un’idea costruttiva […]. Vi si ritrovano delle connessioni simili ai nodi di una rete.

Per quale motivo un compositore dalla mente assimilatrice tale da tradurre in musica suggestioni provenienti dagli ambiti più disparati, e dall’evoluzione estremamente complessa e articolata, dedica periodicamente una composizione a una delle forme storiche per eccellenza come quella del concerto? L’indagine sui Concerti per strumento e orchestra, che costellano a intervalli più o meno regolari tutta la produzione musicale del compositore ungherese dal suo arrivo a Colonia (inizio 1957), in poi, si sviluppa in duplice direzione: verso l’esterno, secondo quello che Ligeti definisce «lo sguardo storico retrospettivo», ossia la consapevolezza dell’impossibilità di poter prescindere dal passato, e verso l’interno, in un novecentesco spostamento dalla forma alla struttura e ai procedimenti compositivi, alla ricerca di costanti strutturali e di tòpoi per verificare se, così diversi e lontani tra di loro all’ascolto, i cinque Concerti possano costituire l’espressione variegata, sfaccettata e talvolta imprevedibile di un’unica poetica che vede nella consapevolezza dell’inesorabilità dello scorrere del tempo il suo tema fondamentale.
Ma l’analisi non può dirsi esaustiva senza la lettura del Trio (1982), la cui cellula iniziale dalla prorompente personalità, veicolando nuovi e importanti elementi, informerà di sé i Concerti successivi consentendone una lettura affatto particolare, forse inaspettata in questo compositore che, pur in stretto contatto con la cerchia della Neue Musik del secondo dopoguerra, si è sempre distinto per la sua ribadita autonomia di pensiero.

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Ludmila Ulehla, Armonia Contemporanea

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Il testo Armonia Contemporanea di Ludmila Ulehla fa da ponte tra l’armonia cromatica e le strutture musicali contemporanee, proponendo uno percorso graduale che comprende l’aumento delle complessità armoniche. Il libro inizia con uno studio comparato tra la struttura della melodia classica e quella moderna.

Mettendo in evidenza l’asimmetria del ritmo che viene utilizzata nella maggior parte delle composizioni contemporanee, lo studente può incominciare a lavorare con le concezioni moderne dei motivi, mentre il modo di intendere l’armonia mantiene temporaneamente un maggiore carattere tradizionale. Le tecniche più attuali vengono poi applicate a nuove basi ritmiche molto interessanti. Sebbene i metodi tradizionali dell’analisi armonica si indeboliscano quando applicati alle composizioni del periodo impressionista e a quelli successivi, questo testo propone un unico e chiaro quadro che riconosce la relazione tra le fondamentali acustiche e la loro tonalità associata e, allo stesso tempo, considera le varie tipologie armoniche che si scostano dai principi diatonici. Con una Guida delle Tensioni Verticali, tanti esercizi e 400 esempi musicali inclusi per le esercitazioni analitiche che contengono almeno due frasi, in modo tale che il contenuto musicale non sia confinato solamente ad un accordo particolare e ad una singola situazione. Questi ed altri aspetti interessanti sono già stati messi in pratica con successo da Ludmila Ulehla durante i quindici anni di insegnamento in classe alla Manhattan School of Music.

I neuroni magici (Musica e cervello)

A6FEC776-3D60-405C-8FC7-369363C6A51EQuali sono i processi intellettuali e biologici che presiedono alla nascita di un’opera musicale? è possibile capire da un punto di vista scientifico in che modo e per quali ragioni un compositore, un musicista o un direttore d’orchestra scelgano di mettere insieme una nota con l’altra? più in generale, quale relazione sussiste tra le strutture elementari del nostro cervello – le molecole, le sinapsi, i neuroni – e le attività mentali complesse, come la percezione del bello o la creazione artistica? E dunque: che cos’è la musica? che cos’è un’opera d’arte? quali sono i meccanismi della creazione? che cos’è il bello? Due protagonisti assoluti della cultura contemporanea, Pierre Boulez – il grande compositore e direttore d’orchestra – e Jean-Pierre Changeux – il neurobiologo che ha fatto del cervello l’oggetto privilegiato delle sue ricerche – affrontano questi interrogativi, insieme al musicologo Philippe Manoury, in un dialogo che rappresenta un inedito e originale tentativo di fondare una “neuroscienza dell’arte”.

 

Il “doppio”…


Da tempo immemorabile, l’uomo sogna il suo doppio. Quest’idea, suggerita da specchi, laghi o fontane e ingrandita dalla nascita di gemelli, non ha mai smesso di manifestarsi nelle culture più diverse. Pitagora raffigura il doppio come una persona cara: <<Un amico è un altro me stesso>>. Platone l’immagine entro di noi, essere ombroso che nascostamente ci agita, e la cui esistenza va riconosciuta, in accordo con l’invito socratico – <<Conosci te stesso>> – inciso sul frontone del tempio di Delfi. Nella mitologia e nella favolistica, questo doppio va in cerca degli uomini e li conduce alla morte. Così, in Germania appare il Doppelgänger e in Scozia il Fetch. Edgar Allan Poe crea William Wilson, il cui doppio è la coscienza che finirà per ucciderlo, morendo a sua volta. Dostoevskij sfrutta ampiamente quest’idea, che torna in modo ossessivo in quasi tutte le sue opere e trionfa nei Fratelli Karamazov.

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Ah, lei fa il compositore? …

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Le scelte di un compositore sono sempre avvenute in base a modalità desunte da uno o più codici compositivi, da un reticolo di norme. Più un sistema musicale è evoluto e complesso, più tali norme sono state applicate coscientemente.
In altri casi esse sono semplicemente legate a una prassi e la loro codificazione è pressoché inconscia. Per lo più, in Occidente, prassi compositiva e riflessione teorica hanno proceduto in modo abbastanza parallelo. Solo molto raramente, invece, la riflessione teorica ha generato una prassi: questo ci deve far riflettere, perché nel XX secolo, invece, ciò è spesso avvenuto (si pensi, appunto, a dodecafonia e serialismo). E forse, in questo caso, vi è l’innegabile rischio di esiti artificiosi sul piano musicale. Ma che natura hanno avuto, via via, le diverse regole del comporre? Quanto esse sono state vincolanti per le scelte di un compositore? E, soprattutto, perché si è sempre avuto bisogno di norme e di codici?

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Ars Nova

<<A qualcuno può sembrare strano e ridicolo che i musicisti parlino dei pensieri contenuti nelle proprie composizioni; e può anche capitare di pensare che essi abbiano più pensieri nella loro musica che su di essa. Ma chi ha senso per le mirabili affinità di tutte le arti e scienze non vorrà considerare la cosa dal piatto punto di vista della cosiddetta naturalezza, secondo cui la musica deve essere soltanto il linguaggio del sentimento, e troverà in se non impossibile una certa tendenza di tutta la musica puramente strumentale verso la filosofia>>.A.W.Schlegel

Il libro raccoglie le testimonianze di ventuno fra i più interessanti ed eseguiti compositori italiani di oggi, cercando di fornire uno spaccato delle diverse linee di poetica che si intrecciano attualmente in Italia: il loro linguaggio, le scelte tecniche, espressive e formali, il loro rapporto con la tradizione, con i nuovi media e con un panorama musicale ormai estremamente diversificato. Si delinea così una preziosa testimonianza sul panorama attuale, e forse anche un’anticipazione delle possibili direzioni in cui si muoverà la musica colta del XXI secolo, riaprendo una riflessione – attraverso le voci di chi si misura guotidianamente con i problemi compositivi – sull’estetica musicale, una disciplina ritenuta “in crisi” e invece ancora ricca di forze vitali da riportare all’attenzione del pubblico.

Inseguendo quel suono

Qualche volta, dai sogni mi capita che affiorino dei suoni, delle idee. Se riescono ad arrivare al dormiveglia, e io riesco ad acciuffarle, le trascrivo appena mi sveglio.
Da diversi anni sul comodino ho sia della carta pentagrammata sia quella totalmente bianca.
Ci sono idee musicali e idee musicali,
alcune si possono scrivere sul pentagramma, altre no…
(E.M.)
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